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Travel Report

I gioielli del Borneo

Sipadan, Mabul, Layang-Layang sono solo alcune delle pietre preziose racchiuse in questo scrigno. Le correnti del bacino oceanico apportano nutrimento senza sosta e la ricchezza di vita sommersa è straordinaria.

Borneo, isola di enormi dimensioni, presenti hanno subito l’influenza dei mercanti Borneo, si scopre un addensamento con un’estensione di oltre 743.000 chilometri la terza del mondo per superficie, incastonata tra Filippine, Thailandia, Indonesia e Malesia. La parte nord-orientale accoglie due stati che appartengono politicamente alla Malesia: il Sarawak e il Sabah, che in lingua locale significa “la terra sotto il vento” (il nome si riferisce alla sua felice posizione geografica, sotto la fascia dei tifoni).
Il terzo stato, il Kalimantan, appartiene all’Indonesia, una quarta parte è costituita dal piccolo cuneo del Brunei. Spettacolari bellezze naturali e popolazione disponibile e sorridente rendono molto piacevole un viaggio in queste terre. Il Borneo ha clima caldo-umido e la vegetazione è costituita da lussureggianti foreste (teak, sandalo, ebano, bambù) che sono ritenute le più antiche del mondo. Abitato originariamente da popolazioni austronesiane, i trentadue gruppi etnici oggi cinesi, poi degli spagnoli e dei portoghesi e infine, dopo la seconda guerra mondiale, degli inglesi. Nei primi anni Sessanta viene diviso politicamente tra Malesia e Indonesia.
Il Borneo è bagnato da mari dai nomi leggendari: Mar Cinese Meridionale, Mar di Sulu, Mar di Celebes, un bacino oceanico dalle profondità abissali le cui correnti, considerate tra le più ricche di nutrienti, si mescolano innescando una catena alimentare perfettamente bilanciata che spazia dai nudibranchi allo squalo balena! L’effetto devastante che la calda influenza del Niño ha avuto sulle barriere coralline di ampie zone dell’Indopacifico qui non si è neppure sentito; e attorno a queste coste non è presente, per fortuna, l’altro elemento distruttivo che sta stravolgendo i delicati equilibri dell’ecosistema corallino: la cementificazione selvaggia dei litorali e le orde di vacanzieri poco sensibili al destino dei reef. Dovunque ci si immerga, al largo delle coste del madreporico in perfetta salute, attorno al quale nuota una miriade di pesci di migliaia di specie e dimensioni. Sono state classificate in queste acque oltre tremila specie di pesci e alcune centinaia di specie di coralli e, pinneggiando tra le costruzioni madreporiche, si comprende appieno il significato del termine “biodiversità”. La prima immagine che viene alla mente, pensando al Borneo, è quella di uno scrigno pieno di gioielli: diademi, collane e pietre preziose. Ed è appunto a pietre di inestimabile valore che si possono paragonare isole che sono salite alla ribalta della subacquea mondiale. Kapalai, Sipadan, Mabul, Mataking, Layang- Layang, Lankayan nella parte malese, e Derawan, Sangalaki, Kakaban e Maratua in quella indonesiana; nomi che rievocano straordinari ricordi a coloro che hanno avuto la fortuna di immergersi lungo le pendici sommerse di quello che è considerato, a ragione, l’Eldorado del pianeta sommerso.


Borneo Malese
La località più rinomata è forse Pulau Sipadan, una macchia verde che galleggia nel blu del Mar di Celebes, situata 35 chilometri al largo della costa. È la parte emersa di un vulcano sottomarino che si è formato milioni di anni fa e sale alla superficie da oltre 600 metri di profondità. Il fondale attorno all’isola precipita nel blu con pareti quasi verticali, è il regno dei grandi pelagici che l’hanno resa famosa: squali grigi, martelli e, appoggiati sul fondo, pinna bianca e leopardo; migliaia di barracuda di grossa taglia, banchi compatti di carangidi che mandano bagliori argentati, entrare e nuotare nel lento vortice che essi formano procura una emozione davvero forte. Altra peculiarità sono le decine di tartarughe che si incontrano a ogni immersione. Il muro corallino è abbellito da enormi gorgonie, da spugne di eccezionali dimensioni e da tutto il campionario dei colorati abitanti del reef. Al momento l’isola è chiusa al turismo e non vi si può soggiornare, ma ci si può immergere lungo le sue pareti con brevi escursioni da Kapalai e Mataking. Poco distante da Sipadan si trova appunto Kapalai, regno delle “muck dives”, termine con il quale i subacquei indicano le immersioni finalizzate alla ricerca di rare e spettacolari forme di vita di piccole dimensioni. La ricchezza e la varietà di soggetti che si possono incontrare esplorando questi fondali è entusiasmante. Per gli appassionati di macrofoto è il paradiso. È uno dei pochi posti dove si può assistere al corteggiamento e all’accoppiamento dei Mandarin, piccoli dragonet dall’aspetto buffissimo e dalla colorazione spettacolare. La danza “nuziale” li vede abbracciati l’uno all’altra mentre nuotano verso l’alto.
Pesci foglia si incontrano numerosi appoggiati sui coralli e altri scorpenidi di varie specie stanno appostati in attesa del pranzo. Le anemoni sono rigogliose e ospitano decine di pesci pagliaccio di varie specie. Il fondale non offre solo spunti interessanti per gli amanti delle piccole forme di vita bentonica, ma è ricchissimo di vita corallina e la visibilità è ottima.
A poco più di 15 minuti di barca da Kapalai si trova l’isola di Mabul, con caratteristiche subacquee alquanto simili a Kapalai, ma con un’ambientazione esterna completamente differente, a partire dal numero di subacquei che possono essere ospitati. A Mabul, infatti, ci sono tre resort con oltre centoventi camere, mentre Kapalai è un raffinato villaggio su palafitte dall’ambientazione particolare e di grande fascino.
Un piccolo aereo ci porta da Kota Kinabalu a un atollo corallino distante oltre 300 chilometri dalla costa occidentale del Sabah: fino al 1985 era solo un anello madreporico sbucato in superficie da oltre 2000 metri di profondità in mezzo al Mar Cinese Meridionale, poi il governo malese, reclamandone il possesso, ha creato un’isola artificiale e una pista di atterraggio riempiendo una parte della laguna dell’atollo di Layang Layang. L’isola è sulle rotte di migrazione di migliaia di uccelli che invadono i tre quarti della superficie emersa (pista di atterraggio compresa), tra un tuffo e l’altro camminare tra questo tappeto di pennuti e nidi è un’esperienza difficile da raccontare, incredibilmente coinvolgente.
La barriera che costituisce l’atollo è uno dei cinque reef ancora incontaminati di tutto il territorio malese. Le numerose specie di coralli duri e molli godono di ottima salute e sono un habitat ideale per le cinquanta specie di pesci farfalla e per le centinaia di altre specie di pesci che hanno fatto di questo atollo la loro casa. I punti di immersione sono circa quattordici e hanno caratteristiche molto simili: il reef presenta una prima terrazza a circa 5 metri di profondità per poi sprofondare nel blu dell’abisso oceanico, sono quindi da affrontarsi come classiche wall-dive. Lungo i pendii si nuota in mezzo a vere foreste di enormi gorgonie che si protendono dalla parete, nel blu pattugliano squali grigi e altri pelagici come barracuda, banchi di tonni, carangidi e spesso, a bassa profondità, si assiste al passaggio di formazioni di giovani mante che volano maestose incontro al plancton portato dalla corrente.
Ma la vera attrattiva del posto sono gli squali martello: avvistarli è quasi sempre possibile, ma spesso, purtroppo, al di là dei limiti di profondità dell’immersione sportiva. A volte qualche esemplare isolato nuota in prossimità del reef molto vicino ai sub, ma lo spettacolo è dato dai grandi gruppi composti da centinaia di individui che nuotano contro la corrente con il loro inconfondibile incedere ondeggiante. Lankayan è una piccola isola che si innalza dalla piattaforma continentale del Mar di Sulu, a nord del Sabah. Una veloce galoppata a bordo di uno dei motoscafo del diving porta da Sandakan ad approdare su un’isola dove sembra che il tempo si sia fermato: orlata da una splendida spiaggia bianca, è dominio inestricabile di una fitta foresta di alberi di alto fusto come pandani e casuarine. L’insediamento umano è tutto raccolto in un angolo dove sorgono gli chalet in legno annegati nella vegetazione: anche se non siete subacquei, ma amate il contatto vero con la natura e la privacy, regalatevi una vacanza a Lankayan! Le immersioni attorno all’isola sono tutte estremamente interessanti e, a parte le forme di vita meno visibili ma assolutamente spettacolari, la costruzione madreporica è al massimo del suo splendore. Appoggiati al fondo ci sono due relitti, una motovedetta giapponese il cui affondamento risale all’ultima guerra e un peschereccio confiscato a pescatori di frodo cinesi: quest’ultimo ha fatto la fine che meritava e oggi è meta di una delle più avvincenti immersioni che si possano immaginare. Non dimenticate: da marzo a maggio le calde e tranquille acque prospicienti Lankayan sono frequentate da numerosi squali balena, un appuntamento da segnare sull’agenda! Mataking, l’ultima perla scoperta, è situata sulla piattaforma continentale a 50 miglia dalla costa orientale del Sabah e a circa un’ora di barca dalla più rinomata Sipadan. La qualità e varietà dei siti di immersione sono ottime; si inizia dall’House Reef, che dista pochi metri dalla splendida spiaggia dove si incontrano gruppi di Platax, chirurghi, carangidi e bande di enormi pesci pappagallo dal corno, una straordinaria palestra per la macrofoto.
Da non perdere le immersioni in parete, come per esempio D’Wall, dove sono all’ordine del giorno avvistamenti di pelagici in grande quantità come barracuda, carangidi e anche squali di barriera.
La vita corallina è rigogliosa, madreporari e soft coral si sviluppano in grande concentrazione e con dimensioni e colori spettacolari, si avverte subito che il fondale è praticamente ancora vergine e non frequentato. I divemaster sono molto attenti e durante l’immersione indicano una serie infinita di soggetti.


Borneo Indonesiano
L’isola di Derawan si trova nel Mar di Celebes e più precisamente al largo della costa nord-orientale del Kalimantan, la porzione del Borneo che appartiene politicamente all’Indonesia.
Derawan, che ha un’estensione di 2.5 chilometri quadrati, è una classica isola tropicale ricoperta al centro da una fitta vegetazione e orlata da una spiaggia bianca sulla quale svettano gli alti fusti delle palme da cocco. È abitata da un gruppo di indigeni di etnia Bajau che si occupano di pesca. I fondali attorno a Derawan ospitano un’incredibile varietà di forme di vita, l’isola è geograficamente posizionata in corrispondenza dell’estuario di un fiume dall’enorme portata d’acqua, grandi quantità di nutrimenti vengono così trasportate lungo le coste dell’arcipelago, senza per fortuna interferire con la limpidezza dell’acqua, e vanno a creare il primo anello di una catena alimentare molto complessa. Enormi ventagli di gorgonie dai colori accesi ai quali sono attaccati decine di crinoidi con i tentacoli piumati in continuo movimento, affascinanti e contorte formazioni di spugne cosiddette a orecchio di elefante, dalla consistenza simile a un foglio di carta e dalle tenui tinte, isolati arbusti di delicati alcionari dalle notevoli dimensioni che ospitano tra le loro fiorite ramificazioni innumerevoli minuscoli animali dalle forme più bizzarre, diverse specie di anemoni tra i cui tentacoli si muovono pesci pagliaccio di vario tipo. I giardini di madrepore sono straordinari per colorazione e dimensioni, in un solo reef si possono trovare più di cinquanta tipi diversi di acropore!
L’isola di Sangalaki fa parte di un piccolo arcipelago, composto da sei isole emergenti dalle profonde e ricchissime acque del Mar di Celebes, a est del Borneo Indonesiano. L’isola ha una bianchissima spiaggia che corre tutt’attorno e che richiude una fitta foresta. Dalla linea della battigia, per una larghezza di circa 600 m, si sviluppa un vero e proprio giardino di corallo. Sangalaki è ritenuta la capitale mondiale delle mante: a ogni immersione, nel momento giusto della giornata, se ne incontrano a decine intente a risalire il fiume di plancton che lambisce le coste dell’isola. Si incontrano esemplari dal manto completamente nero e dall’apertura alare che sfiora i 6 metri. I fondali di Sangalaki non sono solo mante, ma racchiudono tesori straordinari; lungo il declivio che dall’isola si perde nel blu si trovano enormi gorgonie dalle mille sfumature, tra i merletti di questi ventagli si vedono piccoli gobidi e minuscoli crostacei che faranno la gioia degli appassionati di macrofotografia. Il fitto dedalo di coralli duri, che in queste acque si sviluppano con forme e dimensioni fuori dal comune, è abbellito da vari tipi di anemoni con tutto il loro contorno di pesci pagliaccio.
Non manca il campionario completo dei pesci di barriera e il nostro divemaster in una sola immersione ha trovato cinque pesci foglia di differenti colori, dal bianco al nero, dal giallo al rosa al marrone: un paradiso sia per la macrofoto che per l’ambiente. Le pareti verticali della piccola isola di Kakaban offrono spettacolari wall- dive durante le quali è sempre possibile vedere grandi pelagici come squali grigi e pinnabianca, tonni e carangidi, spingendosi più in profondità non è raro incontrare gruppi di martelli che pattugliano il blu e che si lasciano avvicinare abbastanza da scattare qualche bella foto; in presenza di corrente sul pianoro della punta sud si ammassano centinaia di barracuda di grossa taglia: uno spettacolo straordinario! Ma la particolarità davvero unica di Kakaban è il lago, che occupa la quasi totalità della terra emersa, ha una superficie di circa 5 chilometri quadrati e il suo livello è più alto di quello del mare; la sua profondità massima è circa 11 metri. È questo uno dei rompicapi biologici più affascinanti del pianeta: il lago non ha sbocchi verso l’esterno, ma l’acqua del mare filtra dalle profondità e si mischia all’acqua piovana che ne abbassa la salinità a sole circa 24 parti per mille. Le radici delle mangrovie che ne bordano le sponde affondano sotto la superficie creando paesaggi sommersi surreali: l’intrico è completamente colonizzato da spugne coloratissime, nudibranchi, tunicati e bivalvi, vi sono due tipi di granchi che si muovono veloci tra le ramificazioni. Ma la vera attrazione di questo gioiello biologico sono le migliaia di meduse che lo popolano. In assenza di nemici naturali, le jellyfish hanno perso il loro potere urticante e sono quindi del tutto inoffensive; sono quattro le specie di Cnidari che fluttuano nelle acque del lago di Kakaban, le più diffuse sono quelle del tipo Rhizostomeae. L’altro tipo largamente diffuso è quello appartenente all’ordine Cassiopeidae, più comunemente note come Upside-down jellyfish: questo particolare tipo di medusa sta delicatamente appoggiata al fondo “erboso” con il mantello verso il basso e la parte pulsante dei tentacoli rivolta verso la superficie. Ancora più a est arriva alla superficie da profondità abissali l’isola di Maratua. La parte emersa ha la forma di un ferro di cavallo e la sua laguna è in comunicazione con l’oceano aperto attraverso una stretta “pass” che ricorda in un certo senso quelle maldiviane. Durante la fase di alta marea un grande flusso d’acqua entra nell’atollo, in questi momenti della giornata enormi quantità di pesce si ammassano all’imboccatura del canale richiamando in zona i loro naturali predatori. Pattuglie di squali grigi e pinnabianca incrociano a mezz’acqua, isolati esemplari di carangidi di dimensioni spettacolari nuotano veloci in mezzo a nuvole di pesci fuciliere, spingendosi nel blu a profondità superiori e staccandosi dalla parete spesso si incontrano gruppi di grossi squali martello che passano quasi incuranti dei subacquei: siamo a Big Fish Country e mai un punto di immersione è stato denominato così a proposito! La porzione sommersa della punta nord di Maratua è caratterizzata da una parete che scende decisa percorsa da profonde spaccature verticali e che offre supporto alla crescita di enormi gorgonie, si trovano in questa zona anche formazioni spugnose, dalle grandi dimensioni e dalle delicate tinte. La zona si chiama Eagle Ray Run perché è molto comune l’incontro con squadriglie di aquile di mare che si spostano lente in prossimità del reef, ed è possibile avvistare qualsiasi tipo di pelagico.

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