I gioielli del Borneo

Elenco


Borneo Indonesiano
L’isola di Derawan si trova nel Mar di Celebes e più precisamente al largo della costa nord-orientale del Kalimantan, la porzione del Borneo che appartiene politicamente all’Indonesia.
Derawan, che ha un’estensione di 2.5 chilometri quadrati, è una classica isola tropicale ricoperta al centro da una fitta vegetazione e orlata da una spiaggia bianca sulla quale svettano gli alti fusti delle palme da cocco. È abitata da un gruppo di indigeni di etnia Bajau che si occupano di pesca. I fondali attorno a Derawan ospitano un’incredibile varietà di forme di vita, l’isola è geograficamente posizionata in corrispondenza dell’estuario di un fiume dall’enorme portata d’acqua, grandi quantità di nutrimenti vengono così trasportate lungo le coste dell’arcipelago, senza per fortuna interferire con la limpidezza dell’acqua, e vanno a creare il primo anello di una catena alimentare molto complessa. Enormi ventagli di gorgonie dai colori accesi ai quali sono attaccati decine di crinoidi con i tentacoli piumati in continuo movimento, affascinanti e contorte formazioni di spugne cosiddette a orecchio di elefante, dalla consistenza simile a un foglio di carta e dalle tenui tinte, isolati arbusti di delicati alcionari dalle notevoli dimensioni che ospitano tra le loro fiorite ramificazioni innumerevoli minuscoli animali dalle forme più bizzarre, diverse specie di anemoni tra i cui tentacoli si muovono pesci pagliaccio di vario tipo. I giardini di madrepore sono straordinari per colorazione e dimensioni, in un solo reef si possono trovare più di cinquanta tipi diversi di acropore!
L’isola di Sangalaki fa parte di un piccolo arcipelago, composto da sei isole emergenti dalle profonde e ricchissime acque del Mar di Celebes, a est del Borneo Indonesiano. L’isola ha una bianchissima spiaggia che corre tutt’attorno e che richiude una fitta foresta. Dalla linea della battigia, per una larghezza di circa 600 m, si sviluppa un vero e proprio giardino di corallo. Sangalaki è ritenuta la capitale mondiale delle mante: a ogni immersione, nel momento giusto della giornata, se ne incontrano a decine intente a risalire il fiume di plancton che lambisce le coste dell’isola. Si incontrano esemplari dal manto completamente nero e dall’apertura alare che sfiora i 6 metri. I fondali di Sangalaki non sono solo mante, ma racchiudono tesori straordinari; lungo il declivio che dall’isola si perde nel blu si trovano enormi gorgonie dalle mille sfumature, tra i merletti di questi ventagli si vedono piccoli gobidi e minuscoli crostacei che faranno la gioia degli appassionati di macrofotografia. Il fitto dedalo di coralli duri, che in queste acque si sviluppano con forme e dimensioni fuori dal comune, è abbellito da vari tipi di anemoni con tutto il loro contorno di pesci pagliaccio.
Non manca il campionario completo dei pesci di barriera e il nostro divemaster in una sola immersione ha trovato cinque pesci foglia di differenti colori, dal bianco al nero, dal giallo al rosa al marrone: un paradiso sia per la macrofoto che per l’ambiente. Le pareti verticali della piccola isola di Kakaban offrono spettacolari wall- dive durante le quali è sempre possibile vedere grandi pelagici come squali grigi e pinnabianca, tonni e carangidi, spingendosi più in profondità non è raro incontrare gruppi di martelli che pattugliano il blu e che si lasciano avvicinare abbastanza da scattare qualche bella foto; in presenza di corrente sul pianoro della punta sud si ammassano centinaia di barracuda di grossa taglia: uno spettacolo straordinario! Ma la particolarità davvero unica di Kakaban è il lago, che occupa la quasi totalità della terra emersa, ha una superficie di circa 5 chilometri quadrati e il suo livello è più alto di quello del mare; la sua profondità massima è circa 11 metri. È questo uno dei rompicapi biologici più affascinanti del pianeta: il lago non ha sbocchi verso l’esterno, ma l’acqua del mare filtra dalle profondità e si mischia all’acqua piovana che ne abbassa la salinità a sole circa 24 parti per mille. Le radici delle mangrovie che ne bordano le sponde affondano sotto la superficie creando paesaggi sommersi surreali: l’intrico è completamente colonizzato da spugne coloratissime, nudibranchi, tunicati e bivalvi, vi sono due tipi di granchi che si muovono veloci tra le ramificazioni. Ma la vera attrazione di questo gioiello biologico sono le migliaia di meduse che lo popolano. In assenza di nemici naturali, le jellyfish hanno perso il loro potere urticante e sono quindi del tutto inoffensive; sono quattro le specie di Cnidari che fluttuano nelle acque del lago di Kakaban, le più diffuse sono quelle del tipo Rhizostomeae. L’altro tipo largamente diffuso è quello appartenente all’ordine Cassiopeidae, più comunemente note come Upside-down jellyfish: questo particolare tipo di medusa sta delicatamente appoggiata al fondo “erboso” con il mantello verso il basso e la parte pulsante dei tentacoli rivolta verso la superficie. Ancora più a est arriva alla superficie da profondità abissali l’isola di Maratua. La parte emersa ha la forma di un ferro di cavallo e la sua laguna è in comunicazione con l’oceano aperto attraverso una stretta “pass” che ricorda in un certo senso quelle maldiviane. Durante la fase di alta marea un grande flusso d’acqua entra nell’atollo, in questi momenti della giornata enormi quantità di pesce si ammassano all’imboccatura del canale richiamando in zona i loro naturali predatori. Pattuglie di squali grigi e pinnabianca incrociano a mezz’acqua, isolati esemplari di carangidi di dimensioni spettacolari nuotano veloci in mezzo a nuvole di pesci fuciliere, spingendosi nel blu a profondità superiori e staccandosi dalla parete spesso si incontrano gruppi di grossi squali martello che passano quasi incuranti dei subacquei: siamo a Big Fish Country e mai un punto di immersione è stato denominato così a proposito! La porzione sommersa della punta nord di Maratua è caratterizzata da una parete che scende decisa percorsa da profonde spaccature verticali e che offre supporto alla crescita di enormi gorgonie, si trovano in questa zona anche formazioni spugnose, dalle grandi dimensioni e dalle delicate tinte. La zona si chiama Eagle Ray Run perché è molto comune l’incontro con squadriglie di aquile di mare che si spostano lente in prossimità del reef, ed è possibile avvistare qualsiasi tipo di pelagico.


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