Sulawesi da Scoprire

Siamo in pullman diretti verso l’albergo, stanchi del lungo viaggio che dura ormai da circa 21 ore, ma al contempo curiosi di scoprire le tanto decantate meraviglie dei fondali indonesiani; all’atterraggio e ancor più adesso, durante il tragitto che ci sta conducendo verso il resort, i volti dei miei compagni di viaggio tradiscono perplessità mentre osservano Manado, che ci ha accolto con un traffico ed una confusione pari se non superiore a quello delle nostre città. Il panorama certo non è dei migliori, soprattutto se osservato con lo sguardo presuntuoso del turista alla ricerca di paradisi artificiali, finti come la sua voglia di avventura, ma se ben interpretato rivela la principale caratteristica della gente del posto, ovvero ospitalità, tolleranza e cortesia innata; osservando l’intricatissimo tessuto urbano infatti, si possono vedere fianco a fianco templi indù, chiese e moschee, poste in mezzo a casette fatiscenti coperte di tetti di lamiera o foglie di palma intrecciate e ville imponenti e curate, accomunate da una grande quantità di bambini sorridenti che giocano insieme in un allegro schiamazzo.

Uscendo dalla città la giungla si riappropria degli spazi e la vegetazione rigogliosa ed impenetrabile si alterna a coltivazioni di palme, allineate in file ordinate e curate con incredibile capacità dagli uomini che si inerpicano lungo il fusto affusolato con la sola forza delle braccia e delle gambe. Dopo un’ora di tragitto giungiamo a destinazione: il villaggio, edificato in elegante stile locale, con tetti dai colmi guarniti con figure diverse, si inserisce con garbo ed armonia nell’ambiente. Aiuole fiorite circondano i bungalow e la piscina con le sue forme sinuose dà un tocco di lusso discreto all’insieme. Mentre ci assegnano le stanze sorbiamo un piacevole cocktail di benvenuto. Neanche il tempo di disfare le valige che già siamo al diving, a prendere i primi contatti di persona ed a stabilire orari e modalità di immersione: l’efficienza e l’organizzazione del personale traspare fin dai primi momenti, quando ci vengono consegnate delle targhette con nome e cognome da applicare a mute, erogatori e gav e le ceste per l’attrezzatura, anch’esse contrassegnate. La maggior parte delle immersioni verranno effettuate nel parco marino composto dalle sei isole di Bunaken, Manado Tua, Siladen, Mantehage, Nain e small Nain, dove ci garantiscono pareti mozzafiato ricche di vita e colore: alle 8,30 del mattino successivo siamo pronti a salire a bordo delle confortevoli imbarcazioni che ci condurranno sui siti di immersione. Nel briefing ci raccomandano il sistema di coppia, ci assegnano una guida per ogni 6 persone e ci descrivono brevemente i fondali: le parole di Monica, la nostra simpatica responsabile, dipingono l’immersione con tratti decisi e le possibilità prospettate ci sembrano davvero notevoli. Acceleriamo la preparazione e un attimo dopo le calde acque di Lekuan 3 (questo il nome del sito) ci accolgono in un piacevole abbraccio: sulla nostra sinistra una parete morbidamente digradante verso il fondale sabbioso, costellato da immensi blocchi di corallo, intorno a noi i pesci di barriera che fanno da corollario alle concrezioni che ornano le pareti rocciose ed il solito, piacevole ed inconfondibile rumore della vita subacquea tropicale, fatto di una miriade di specie che sgranocchiano il corallo, mutando la continuamente i profili del fondale. Ben presto il morbido declivio si trasforma in una delle pareti verticali che hanno reso celebri le immersioni nel nord di Sulawesi, costantemente battute da correnti che costituiscono la linfa vitale della barriera stessa. Anfratti ricchi di aragoste, coralli che si contendono lo spazio verso la luce e gorgonie che aprono polipi in corrente colorano la parete, letteralmente circondata da una miriade di pesce che sembra pulsare secondo il “respiro” stesso del mare, pronti a nascondersi al passaggio dei predatori pelagici, tonni, squali, barracuda, solitari o in branco, che nuotano possenti in acqua libera. La visibilità è ottima ed un filo di corrente ci spinge nella direzione giusta, consentendoci la visione del fondale senza il minimo sforzo: tra coralli, gorgonie e spugne a barile di dimensioni imbarazzanti, una quantità incredibile di granchietti, gamberi, nudibranchi minuscoli ed enormi, dai colori accesi, mentre negli spacchi della parete riposano le tartarughe, numerosissime, del tipo chelonia mydas ed erethmochelis embricata, mentre nel blu ci seguono da presso i carangidi, pronti ad approfittare di qualsiasi ostacolo che li possa nascondere alla vista delle potenziali prede. Veramente non si sa dove guardare, anche perché l’abilità e la conoscenza dei fondali da parte delle guide è tale da consentire loro di trovare delle specie particolari, addirittura uniche, in ogni centimetro di parete e perché nel frattempo nel blu proseguono a sfilare le specie pelagiche di tutti i tipi. Come al solito i 55 minuti di immersione volano e il ritorno a bordo dà voce alla gioia dei subacquei, che contagia in breve anche equipaggio e guide, subito pronte a fornire spiegazioni alle mille domande sulle specie avvistate. Dopo un veloce pasto ed un po’ di sole siamo pronti per il secondo tuffo, a Depang Kampung: la discesa è su una parete che sprofonda nel blu del mare, che risulta ancor più scuro in assenza della sabbia bianca (molto, molto più profonda) che riflette la luce solare, e anche qui la corrente, che nutre questi meravigliosi fondali, ci cattura quasi subito, accompagnandoci alla ricerca delle meraviglie subacquee del parco marino di Bunaken. Una tartaruga, che nuota controcorrente con le sue pigre falcate, ci dimostra subito la nostra goffaggine, scartandoci abilmente, intrusi sulla sua rotta, che non riescono, neanche volendo, a starle dietro: un grande napoleone, con gli occhi continuamente in movimento, ci segue nella nostra perlustrazione tra coralli, alcionari, spugne e gorgonie a frusta (sulle quali si trovano sempre ghiozzi o granchi mimetici), ideale cicerone della nostra visita guidata. Semplicemente meraviglioso. L’ultimo tuffo della giornata è sull’house reef, formato da blocchi di corallo rigogliosi, che sporgono dalla sabbia offrendo rifugio sicuro alle specie più piccole e difficilmente avvistabili. In pochi metri d’acqua, 15 al massimo, incontriamo il pesce fantasma, che si aggira per la sabbia imitando alla perfezione una foglia mossa dalla corrente, o il “fantasma ornato” dai colori accesi ma assolutamente mimetizzato tra i rametti delle gorgonie, mentre sulla sabbia un goffo pegaso cammina con le sue pinne modificate alla ricerca di cibo mentre poco più avanti altri due, uno più grande ed uno più piccolo, si muovono eseguendo strani percorsi circolari.

Il tramonto è ormai prossimo e Monica ci accompagna in prossimità di un corallo invitandoci all’immobilità: gli sguardi sono puntati nella direzione da lei indicata…un buffo musetto multicolore sporge ed in lui riconosciamo un piccolo pesce mandarino, che si accosta alla sua compagna facendo piccoli tratti, sempre guardingo. Insieme stanno per compiere una danza nuziale celebre tra tutti gli amanti del mare: avvicinandosi cautamente uno all’altro, si accostano in un delicato abbraccio nuotando rapidamente verso la superficie per un breve tratto, tornando altrettanto rapidamente al sicuro tra i rami di corallo… pochi attimi in tutto, ma densi di un’emozione difficilmente narrabile. Le immersioni si susseguono ad un ritmo di tre al giorno, tutte bellissime, tra le quali impossibile non citare quelle effettuate nello stretto di Lembeh, raggiungibile con un comodo pulmino in due ore di strada. Bintung ci accoglie con un caotico mercato ed una copia della torre Eiffel al centro della piazza principale, e con il suo porto disordinato, costituito da un’insieme di barche, da pesca come da trasporto, alternate in una confusione difficilmente descrivibile. L’attrezzatura è già sulle lance e rapidamente ci allontaniamo dalla città: in breve la giungla si riappropria degli spazi e l’atmosfera si carica di nuovo di una magica attesa. Il primo tuffo sarà a Nudi fall’s dove, ci assicurano, vedremo il cavalluccio marino pigmeo, incontro emozionante anche perché mai avvistato in tanti anni di immersioni in questa area dell’indopacifico. La parete dove abbiamo ormeggiato prosegue sott’acqua ornata da spugne e gorgonie fino a giungere sul fondo di sabbia scura, a soli 8 metri di profondità. Tra le spugne un clown frog fish aspetta le sue prede, mentre un pesce scorpione ha appena concluso con successo un attacco: ogni angolo di questa piccola parete è ricco di sorprese, ma il nostro obiettivo è un altro e proseguiamo a pianeggiare fino a giungere alla meta, una piccola gorgonia rossa protetta da una rientranza della parete, pochi metri più giù. E lì, assolutamente mimetico ed incredibilmente piccolo c’è il cavalluccio marino pigmeo, abbarbicato al ramo della gorgonia della quale ha preso le sembianze, fin nei più piccoli particolari, per riuscire a difendersi dai predatori e per riuscire a sua volta a cacciare. Restiamo incantati dalla bellezza e dalla suggestione dell’incontro, che resterà impresso nella nostra memoria come uno dei più emozionanti, insieme alle tante altre immersioni effettuate in questa regione della terra.

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